Torino: L’aereo si è schiantato 73 anni fa – Storia

Sono le cinque di una brutta giornata di inizio maggio. Torino, come gran parte del nord Italia, è stata inghiottita da ondate di tempo insolitamente brutto.

QUELLO Amilcare Roccoun muratore di professione, abitante a pochi passi dalla vetta Superga Situato sulla sponda meridionale del fiume Po a est di Torino, nell’Italia nord-occidentale, udì un suono che gradualmente aumentò fino a diventare assordante. Il tuono che brillava sopra la sua testa si trasformò immediatamente in un forte tonfo. L’uomo ha lasciato la sua casa “attraverso” la nebbia. Lungo la strada incontrò alcuni dei contadini della zona, che uscirono tutti per lo stesso identico motivo.

Pastore, Don Tancredi Rica, esisteva già e vagava tra i cadaveri sparsi, che erano in un paesaggio pieno di fuoco e macerie. Ben presto si rese conto che si poteva solo pregare per queste povere anime. Un aereo Fiat G212 si è schiantato provocando una grande buca di quattro metri di diametro, con detriti e detriti che hanno raggiunto la strada costiera.

Intanto, poco distante, all’Aeroporto di Torino o aeroporto di Aeritalia come una volta, c’era molta preoccupazione. “Perché non abbiamo ancora sentito la voce di G 212? E perché dall’aereo non risponde più nessuno?”è una domanda nella torre di controllo e una preoccupazione crescente.

L’ultimo contatto è stato effettuato pochi minuti prima: “Zero visibilità. Se vuoi atterrare devi volare alla cieca”…. In quel momento l’aereo era già di fronte a Torino. A occhio, diremmo, perché viaggia davvero tra nuvole molto scure e raffiche di vento. Ma dopo un momento di silenzio, la risposta aerea ha dissipato ogni dubbio sulle intenzioni del pilota: “Siamo a duemila piedi, tagliamo Superga”. Volare sulle colline era un evento comune per coloro che si preparavano ad atterrare. L’orologio segnava le 4:58 e il tragico errore, forse dovuto al guasto del pilota, sarebbe stato presto compreso: credendo che la quota fosse di duemila metri, il pilota percorse poco più di… duecento invece. Non ha sorvolato la collina di Superga, ma l’avrebbe colpito duramente. Non poteva vederlo a causa dell’incredibile nebbia…

A differenza dei dipendenti di Aeritalia, gli avventori di un ristorante ai piedi di Superga si erano resi conto dell’entità del dramma. Hanno anche sentito un suono molto grande. Presto un uomo è arrivato con la sua auto dal luogo del disastro e li ha informati di quello che era successo. Una decina di minuti dopo le cinque, la notizia si è diffusa telefonicamente da un ristorante di Torino, da dove erano partite tredici ambulanze, vigili del fuoco e polizia.

Sulle colline, intorno ai cadaveri, la gente continuava a cercare. Alcuni dei cadaveri erano quasi nudi per il colpo. Ce n’erano anche di irriconoscibili, valigie e pacchi sparsi qua e là. Improvvisamente qualcuno vide due magliette color granato (ss. da cui “granato”) con un segnale di scudeto e cominciò a venire in mente l’idea: “È Torino! “Quello è un aereo di Torino che torna da Lisbona!”. La stessa verità che poi si è diffusa in tutta Italia. E da tutta Italia infinite telefonate a giornali, vigili del fuoco e Aeronautica: “Ma è vero? È; sono tutti morti?”. I giornali della sera, pubblicati poco dopo in edizioni straordinarie, furono letteralmente strappati dalle mani delle edicole.

Quella notte 4 maggio 1949, una squadra leggendaria che sembrava in grado di dominare il calcio italiano e costruire un proprio impero, è crollata. Letteralmente smembrato! La sua fortuna ha avuto una brutta partita dopo essere tornato da una trasferta in Portogallo per fare un’amichevole Benfica, in onore di un calciatore in pensione. leader portoghese, Ferreirain cerca di una grande partita per la sua partita d’addio, ha convinto Valentino Mazzola, leader italiano, a portare il Torino a Lisbona per giocare a maggio contro il Benfica.

QUELLO nuovoil presidente Torino e il presidente ad interim della federazione italiana, subito dissentito da quanto il suo dirigente gli aveva detto sull’amichevole. Non vuole rischiare una fatica extra visto che il Torino è in testa alla classifica, ma gli avversari lo stanno rincorrendo. “Va bene – ha detto Mazzola – facciamo così: se non perdiamo a San Siro contro l’Inter, andremo in Portogallo”. Novo l’ha accettato. In definitiva, una vittoria a Milano avrebbe significato uno scudetto quasi certo, ma lo 0-0 del 30 aprile non ha rovinato i “granati”.

Tuttavia, questo viaggio a Lisbona si è rivelato fatale. Il popolo torinese ha accettato l’invito, è andato ad onorarlo Ferreira e infine cambiarlo… boomerang. L’aereo è precipitato sulla collina di Superga e Grande Torino è stato rimosso. Due calciatori che sembrano fortunati, Sauro Tommaso e Luigi Giuliano non si è recato in Portogallo, come ha fatto il presidente del gruppo per motivi personali.

C’erano 31 persone sul volo charter: 4 troupe, 3 giornalisti, 18 calciatori, 6 agenti e staff tecnico. Nessuno è salvato.

I calciatori che hanno perso la vita: Valerio Batsigaloupo, Aldo Ballerin, Dino Balin, Emil Bodzorni, Eusebio Castillo, Rubens Faldini, Julielmo Gabetto, Ruzero Grava, Juzeppe Grazar, Ezio Luzo, Julius Schubert.

Staff tecnico: Egri Erbstein, Leslie Livesley, Otavio Corina.

Amministrazione: Arnaldo Agnisseta, Andrea Bnaiuti, Ipolito Civalri.

Giornalista: Renato Casalbore, Luigi Cavalero, Renato Tosati.

Equipaggio: Pierluigi Meroni, Cesare Biancardi, Celestino D’Inca, Antonio Pangrazzi.

Le autorità hanno attribuito l’incidente a una combinazione di visibilità limitata e hanno parlato di un segnale di comunicazione difettoso con l’aeroporto di Torino e di una cattiva gestione del pilota.

Le autorità attribuiscono l’incidente a una combinazione visibilità limitataQuello segnale di comunicazione errato con l’aeroporto di Torino e la cattiva gestione del pilota. H Tra e Milano Chiesero l’assegnazione del campionato come minimo rispetto al Torino, rimasto in testa, ma la federazione respinse la richiesta. “Garnet” ha finito per perdere la partita con la squadra giovanile e Fiorentina (2-0), Genova (4-0), Sampdoria (2-3), Palermo (3-0) fare lo stesso con Torino per vincere tutto e alzare lo scudetto…

Poldi Mazzi

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