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Come per la fine di ogni anno giunge il tempo degli auguri e dei bilanci.
Oggi però è un’altra cosa, poiché il 2013, sicuramente, è stato diverso da tutti gli altri: al peso enorme che hanno avuto le disgrazie a cui questo paese da troppo tempo era abituato si è contrapposta una ferma, forte, inarrestabile volontà di cambiamento.
L’Italia, il nostro grande e coraggioso popolo ha cercato la svolta, senza limitarsi a vuote lamentele, senza abbaiare sordamente alla luna ma brandendo piuttosto l’arma più efficace che è concessa agli uomini liberi, ossia il voto.
Certo, dispensare tutte le proprie energie in favore della “svolta” significa, prima di ogni altra cosa, apportare il proprio prezioso contributo alla costruzione di un nuovo, immenso, meraviglioso castello e sicuramente l’aver gettato delle robuste fondamenta non può né deve appagarci, perché costruire significa prima di tutto mettere in discussione le nostre singole potenzialità, sottoponendoci ad una severa autocritica affinché pure la più flebile ed isolata delle voci possa essere ascoltata.
Questo, credo, sia il senso di quel flusso inarrestabile che abbiamo riassunto in due singole, infinite parole…andare oltre…
Noi, in effetti, rifiutando la politica come strumento di dominio dell’uomo sull’uomo, il voto come squallido oggetto di scambio, intendendo il potere nell’accezione più letterale del termine, cioè come reale possibilità di giungere al miglioramento di ciò che appartiene alla società, restituendo dignità all’idea di cosa pubblica, noi, a guardarci bene, il sentiero virtuoso del voler andare oltre lo abbiamo già imboccato e non arretreremo di un passo.
Il cambiamento, quello effettivo, è una meta che si raggiunge nel momento stesso in cui si è intrapreso un cammino, esattamente come diceva Fabrizio De Andrė, “per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”.

Buon anno a tutti.