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Quale Europa vorremmo avere, quale costruire? sono due delle domande che mi capita spesso di farmi e sembra così scontata la risposta, quando invece, ad analizzare bene tutti gli aspetti,  il lato economico, politico e strategico di questa unione diventa tutto molto più complesso e mi rendo conto che bisogna entrare più nello specifico per non rischiare di tracciare una visione così vaga da sfiorare il sogno di pace nel mondo.

La nostra Unione Europea è stata fondata su un progetto che prevedeva un’unione monetaria, politica, un’unione di intenti e di obiettivi, tra gli altri di creare un’area di pace e prosperità sullo stesso identico luogo che era stato un campo di battaglia e di morte solo pochi anni prima. Avere un’unione politica che si traducesse in un miglioramento per un continente che aveva così tanto sofferto ha portato, poi, negli anni e con lo sviluppo economico ad acquisire un ruolo strategicamente rilevante, ma che, portava inevitabilmente, anche in linea con quello che era il progetto originale, ad una progressiva perdita di sovranità.

Avere un’unica voce politica che possa esprimere gli interessi di un continente intero che si sviluppa seguendo le linee che la stessa Unione decide di darsi è, chissà, utopico ma il primo passo verso quel traguardo è stata la politica monetaria comune; il fatto che non sia mai stata completata con quella fiscale, anche per le profonde differenze che esistono tra i paesi membri dell’UE, ha poi condotto a disequilibri regionali e ripercussioni devastati per le economie di alcuni paesi.

Ebbene, per come è stato sviluppato questo progetto possiamo senza ombra di dubbio affermare che sotto molti aspetti quali quelli politici e finanziari è stato fallimentare, ma volendo citare Il Manifesto di Ventotene “causa della interdipendenza economica di tutte le parti del mondo, spazio vitale per ogni popolo che voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna, è tutto il globo”: per affrontare un problema locale, ora, nel 2014 non si può non guardare al di là delle Alpi o del mare.

Un’ Europa solidale nei confronti di chi, disperato, arriva sulle nostre coste non si struttura con chi ci propina discorsi xenofobi e razzisti, un’ Europa equa non si crea con chi accusa gli immigrati di rubare il lavoro e di creare disoccupazione, poiché questi sono miseri modi per dividere, isolare, emarginare chi in realtà dovrebbe essere maggiormente aiutato, un facile modo per cercare consenso quando l’unico vero senso della politica è quello di ricreare un senso di comunità che vada al di là della nazionalità, della religione, della etnia perché queste sono derive che il nostro paese ed il nostro continente non deve assolutamente sperimentare.

Non può esserci, nell’Europa del ventunesimo secolo un Noi e un Loro fra popoli fratelli che condividono sovente la stessa base culturale, linguistica, religiosa, con comuni valori fondanti ed una comune storia; quest’ultima dovrebbe ricordarci il Manifesto di Ventotene ed il Trattato di Roma con i quali abbiamo, noi italiani per primi, voluto chiudere definitivamente la porta ad una politica che non tenesse conto delle componenti umane e sociali del nostro paese.

Un salario minimo garantito che riconosca a tutti il diritto alla dignità dell’Uomo, porre fine alla folle austerità che va contro ogni logica economica e storica (eccola che torna, la storia, a ricordarci quello che già è successo e a suggerirci cosa fare),  la difesa delle nostre eccellenze imprenditoriali e la tutela delle peculiarità di ogni singolo paese sono valori per i quali ci siamo battuti duramente in Aula nel corso di questo anno, appannare ognuno di questi progetti con l’ombra del secessionismo, isolazionismo, vicinanza a chi con il proprio operato è andato contro i principi di quell’Europa che anche qui, a Roma, è stata fondata andrebbe contro tutto quello che abbiamo fatto finora.

Né Le Pen, né Farage; queste persone ed i loro modi non hanno nulla a che vedere con il nostro progetto, con il “nessuno deve essere lasciato indietro”; se la rete dovesse andar contro questo bellissimo valore che abbiamo portato in campagna elettorale nel 2013 e nel quale credo fermamente non sarà la rete ad essere sovrana ma il Movimento cinque stelle ad essere sconfitto.