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Di ritorno dalla missione in Iran le certezze che avevo di visitare un grande paese, attraversare il colore ed il profumo dei suoi millenni di storia, la sua cultura al contempo rigida ed aperta sicuramente non sono state deluse.
Il medio oriente è un luogo ideale, perché dall’Italia è distante soprattutto geograficamente ma per molti motivi, tra cui i forti legami storici, ti concede, in ogni minima cosa, la possibilità di sentirti a casa tua.

Certo, dalle elezioni di Rouanhi e dopo essersi visto imporre le sanzioni internazionali, il paese ha registrato una notevole modernizzazione e recentemente ha aperto le porte a molte delegazioni straniere, tra le quali la nostra.

Nei prossimi mesi continueranno le trattative relative al disarmo nucleare e da questi incontri dipenderanno gli assetti politici futuri così come la possibilità di favorire la stabilità interna e quella di tutta la regione.

Ho avuto modo di domandare al presidente Rasfajani quali saranno le prossime tappe che l’Iran vorrà seguire per continuare questo processo di sviluppo ed ho ricevuto una risposta convincente, contraddistinta dalla vera volontà di sviluppare strategie politiche differenti, innovative, di apertura.
Certamente sarà necessario un clima politico più cauto e ragionevole, capace di accompagnare le trattative già intavolate verso un esito positivo.

E cosa nota quanto la stabilità del medio oriente, pur essendo una delle chiavi di volta nello scacchiere politico mondiale, sia stata spesso considerata alla stregue di una trita e noiosa nenia politica di un secolo andato, un problema troppo radicato e complesso per essere risolto.

Anche in questo senso va invertita la rotta

L’Iran è sempre stato un partner straordinario per l’Italia e le sanzioni internazionali hanno fortemente compromesso un legame commerciale notevole per le due economie, destabilizzando di fatto anche le nostre aziende presenti sul territorio.

Lo stesso paese, negli ultimi decenni ,ha resistito a logiche di potere orientate contro i propri interessi e fieramente ha voluto, e certamente dovuto, scegliere il proprio futuro, che oggi, dopo anni di estrema sofferenza sta andando verso un’apertura e una modernizzazione che abbracceranno inevitabilmente i destini di un popolo intero.

Un monito ed un auspicio utili anche per l’Italia, che per molto tempo non ha saputo guardare con lungimiranza ad un futuro che fosse sostenibile e dignitoso per i propri figli.
Cominciamo noi, da qui, restituendo al nostro paese una dignità diplomatica, una autonomia nelle trattative commerciali internazionali, liberandoci del giogo dei vincoli e, in qualche modo, dalla paura di volare alto.