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Oggi alla Camera abbiamo discusso e votato le mozioni relative allo sviluppo della crisi siriana e quindi le proposte e visioni sul ruolo che l’Italia vorrà assumere.

Abbiamo portato avanti la nostra proposta, la stessa consegnata il 21 Giugno, corredata dalle adeguate modifiche, coerenti con l’evolversi degli eventi. Chiedevamo che l’Italia rimanesse fuori da qualsiasi tipo di intervento, che il nostro paese avesse un ruolo propositivo a livello internazionale e che si facesse promotore di una nuova fase di trattative diplomatiche per scongiurare qualsiasi tipo di soluzione armata. Chiedevamo altresì di incentivare il dialogo adoperando gli strumenti diplomatici di cui un moderno paese europeo deve saper disporre, perché si creassero le condizioni per una de-escalation di violenza, ponendo il paese nella doverosa condizione di negare a chiunque l’uso delle nostre infrastrutture per trasportare armi in Siria.

Le motivazioni che ci hanno spinto a creare questo tipo di mozione sono state indubbiamente di carattere umanitario e politico; nella seconda definizione rientrano sia valutazioni di carattere prettamente regionale che interne. Se infatti una deflagrazione del conflitto porterebbe la Siria e tutta l’area mediorientale ad uno stravolgimento geopolitico, sicuramente la nostra partecipazione avrebbe dei costi, sia economici che sociali.

Ebbene, mentre animati da un sano senso di responsabilità mediavamo per non capovolgere le caratterizzazioni più nette della mozione, col chiaro intento di riuscire ad ottenere voto favorevole almeno su alcuni dei nostri punti -che, senza spirito di presunzione, non esito a definire sacrosanti- con estrema amarezza abbiamo dovuto prendere atto della netta non volontà del governo ad aprire una fase costruttiva di concertazione e dialogo: il presidente Letta, una volta entrato in aula, comunica di aver dato parere negativo alla nostra mozione (anche di altre per a dir la verità) respingendo in toto ogni nostro sforzo di mediazione e di “scongelamento”, che gli era così caro solo pochissimo tempo fa.

Viene perciò spontaneo chiedersi se esiste un margine perché si riesca ad apportare un contributo costruttivo alla causa del nostro paese, perché le nostre idee ed i nostri contenuti vengano accolti dalla politica italiana, la quale solo qualche mese addietro ci incentivava essa stessa a procedere in questa direzione…oppure le nostre proposte continueranno ad essere ignorate nonostante l’impegno e la volontà a voler “partecipare”?

Ovviamente la mozione é stata bocciata, mentre quella di maggioranza non ha avuto problemi a passare. Quest’ultima, sicuramente condivisibile in alcuni punti, lascia tuttavia notevoli perplessità soprattutto dove si legge che l’Italia si impegna “a proseguire nella sua azione di condanna assoluta ed inequivocabile dell’utilizzo di armi chimiche e della necessaria punizione dei responsabili, ANCHE attraverso il ricorso agli strumenti politici, diplomatici e convenzionali possibili, incluso il deferimento al Tribunale penale internazionale”.

Perché le belle parole, in politica, troppo spesso si traducono in pessime azioni.