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Nel decreto del fare, discusso e votato lo scorso luglio alla Camera, l’articolo 7 e 8 modificavano la legge 49/1987 che regola il settore della cooperazione internazionale. Durante l’analisi del testo avevo presentato un ordine del giorno concernente gli interventi normativi per la concessione di crediti agevolati alle imprese miste operanti nel settore della cooperazione internazionale.

Il testo dell’ODG presentato impegnava il governo a “predisporre ulteriori interventi normativi affinché tali crediti agevolati potessero essere concessi anche direttamente all’impresa mista al fine di mobilitare risorse finanziarie e capacità attraverso partenariati pubblico-privati, valorizzando il contributo degli operatori economici italiani possono offrire allo sviluppo.”

L’ordine del giorno modificato dal governo recava invece il seguente impegno: “a valutare l’opportunità di predisporre ulteriori interventi normativi affinché tali crediti agevolati possano essere concessi anche direttamente all’impresa mista al fine di mobilitare risorse finanziarie e capacità attraverso partenariati pubblico-privati, valorizzando il contributo che operatori economici italiani possono offrire allo sviluppo.”

Al ritorno dalle festività ho ricevuto questa lettera dal Ministero degli affari esteri circa l’attuazione degli impegni assunti dal Governo su questo ODG:

La Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo si è fatta parte attiva, in stretta collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze, ai fini dell’ adozione di una serie di modifiche legislative e regolamentari, volte a rilanciare lo strumento della partnership pubblico privata per lo sviluppo, con particolare riguardo alla valorizzazione dello strumento finanziario previsto dall’ art. 7 della legge 49/87 (imprese miste in PVS), da tempo sottoutilizzato.

Le modifiche legislative contenute nel cosiddetto “Decreto del Fare”, D.L. 69/13, del 21.6.13, convertito in L. 98/13, che hanno modificato il comma l dell’art 7 della legge.19 e introdotto l’art. 14bis sono frutto di una previa consultazione tra Ministeri, Istituzioni Pubbliche e Private e società civile, realizzatasi attraverso incontri e seminari a cui hanno partecipato vari attori. In particolare vale la pena citare il Forum della Cooperazione, tenutosi a Milano nell’ ottobre del 2012 e il convegno avente per oggetto specificamente il rilancio dell’ art. 7 della L. 49/87, tenutosi presso la presidenza del Consiglio dei Ministri nel gennaio 2013.
Per quanto riguarda gli aspetti di natura regolamentare, nella seduta del Comitato Direzionale del 27 giugno 2013, è stato dato parere favorevole (parere n. 6/2013) ad una nuova delibera CIPE che attualizzasse le agevolazioni a favore di imprese italiane che costituiscono società miste in PVS, emendando il Regolamento CIPE n. 92 del 6 novembre 2009.

Due erano le problematiche maggiori sulle quali si era richiesto di intervenire: che potessero essere concessi ad imprese italiane crediti agevolati per assicurare anche in forma anticipata il finanziamento della quota di capitale di rischio e che potessero essere concessi crediti non solo ad investitori pubblici o privati ma anche ad organizzazioni internazionali. Tali elementi sono stati recepiti dal dettato normativo dell’art. 7 del D.L. 69/13.
Un altro fattore di novità, che risponde ad una esigenza emersa nei fora sopracitati era quella di destinare una quota del Fondo Rotativo ex. art. 6 legge 49/87 alla costituzione di un Fondo di garanzia per agevolare gli apporti di capitale delle imprese italiane nelle imprese miste, riducendo gli oneri delle garanzie richieste a tutela del finanziamento concesso.

Il 2 agosto u.s. il CIPE ha adottato la delibera sopracitata, che si trova al vaglio della Corte dei Conti per la registrazione e che prevede fra gli altri l’ampliamento dei settori eleggibili al settore industriale; l’aumento dell’ importo finanziabile e la possibilità di finanziamento anche anticipato prima dell’apporto di capitale. Una bozza di nuovo regolamento CIPE per la costituzione del sopracitato “Fondo di garanzia” è in fase di negoziato con il Ministero dell’economia e delle finanze.

L’art. 8 del “decreto del Fare” ha anche introdotto l’art. 14 bis alla legge 49/87: la disposizione in questione prevede una norma di semplificazione delle procedure per stabilire partnership per il finanziamento di iniziative di cooperazione allo sviluppo a fronte di una precedente possibilità per i privati di attribuire unicamente liberalità al bilancio generale della Cooperazione Italiana (articolo 14, lettera d) L. 49/1987).

Ai fini dell’ attuazione di tale dettato normativo, è stata predisposta nei mesi scorsi una bozza di decreto di natura non regolamentare (Ministero degli esteri-Ministero dell’economia e delle finanze), sulla quale si è completato informalmente un negoziato fra i due ministeri.
Con tale decreto si disciplinano le modalità di rendicontazione delle entrate e delle spese relative a programmi, progetti o interventi rientranti nella finalità della Legge 9/87 realizzati in partenariato con enti ed organismi pubblici sovranazionali o privati, attraverso la stipula di appositi accordi di programma ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Con particolare riferimento all ‘ODG in esame, “sugli interventi normativi per concessione di crediti agevolati alle imprese miste nei Paesi in via di sviluppo”, si illustrano di seguito elementi specifici sui quesiti ivi posti.
Il Legislatore ha inteso escludere la possibilità di finanziare direttamente le imprese miste localizzate nei PVS (rispetto al finanziamento delle sole imprese italiane) in quanto ha valutato tale opzione problematica ai fini della preventiva analisi di solvibilità e solidità finanziaria delle imprese miste, soggetti di diritto privato locale. In considerazione del fatto che i PVS eleggibili per la localizzazione delle imprese miste sono attualmente 92, gran parte dei quali ha goduto di cancellazione del debito e tenuto conto del fatto che non esiste in loco un mercato del credito a medio termine (essi possono ricevere dai donatori internazionali soltanto doni o crediti che rientrano nella fattispecie della concessione ad un tasso di interesse 0 durata circa 30 anni di cu i ca. 20 di grazia)., risulterebbe difficile per un soggetto pubblico italiano compiere la predetta analisi di rischio ed ancora più difficile il recupero delle somme in caso di fallimento. La previsione di un finanziamento in favore dell’ impresa mista avrebbe quindi determinato l’assunzione di un maggiore rischio insolvenza che si sarebbe tradotto in un pericolo di diminuzione della consistenza del Fondo rotativo.

Come riportato nella risposta del Ministero “il legislatore ha inteso escludere la possibilità di finanziare direttamente le imprese miste localizzate nei PVS in quanto ha valutato tale opzione problematica ai fini della preventiva analisi di solvibilità e solidità finanziaria delle imprese miste, soggetti di diritto privato locale….Risulterebbe difficile per un soggetto pubblico italiano compiere la predetta analisi di rischio ed ancora più difficile il recupero delle somme in caso di fallimento comportando quindi l’assunzione di un maggiore rischio di insolvenza”.

Lo scenario che emerge da questa risposta evidenzia -a nostro parere- la chiara volontà politica da parte del governo non solo di respingere in modo preconcetto le nostre istanze ma soprattutto di rivolgere contro di sé le stesse “armi mediatiche” con le quali si era cercato di mettere il Movimento con le spalle al muro: l’accusa che sistematicamente ci è stata rivolta infatti, sia pure con tempi e modi diversi, da tutto l’arco parlamentare, voleva sempre sottolineare quanto il nostro modus operandi fosse politicamente ottuso ed aprioristicamente sordo, per un mero tornaconto elettorale, ad ogni richiesta di collaborazione, con un evidente danno per i cittadini. Alla luce di tutto ciò ritengo superfluo commentare la contorta risposta del Ministero che, in perfetto burocratese, non fa altro che evidenziare, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto le esigenze dei cittadini vadano nella direzione opposta rispetto alle decisioni del Governo.

Sarà legittimo chiedersi, al netto di questa risposta, chi, tra il M5S ed il Governo, non è collaborativo?