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Per molti, troppi motivi la guerra ucraina coinvolge direttamente il nostro paese.

Il primo, senza dubbio il più grave, é che si parla di guerra e quando scorre il sangue e l’ultima cosa che possiamo permetterci è – a prescindere dal nostro ruolo – l’indifferenza, non fosse per il fatto che noialtri, qui, oggi, siamo stati chiamati e votati per invertire una rotta, per accendere un faro, per restituire significato alla parola speranza e per sostituire quanti, fino ad ora, affrontavano i conflitti con lo stesso spirito del bravo giocatore di scacchi: pazienza, sobrietà, sano spirito attendista.
Intanto, mentre si bombarda e la gente muore, in Italia continuiamo imperterriti ad accentrare sul dito le nostre attenzioni, trascurando di concentrarci sui destini della luna.

Quindi viene l’informazione, anzi, la necessità di informare, di innescare un confronto capace di generare, direi più o meno gratuitamente, conoscenza.
Infine c’è il rispetto per l’uomo, non tanto del singolo individuo che si ha di fronte ma anche, se necessario, del pensiero che non si condivide, del gesto che non si è gradito, addirittura del nemico che si arriva ad affrontare.

L’occasione è buona per presentare il mio intervento in Aula, le sue ragioni ed il suo scopo reale, cioè quello di aprire, finalmente, una fase critica e di sollecitare il Governo perché possa, almeno in politica estera, alternare i suoi passi attuando una necessaria strategia di discontinuità.
L’Italia deve seguire l’Europa, non obbedirle, deve scriverne la storia, come del resto ha sempre fatto, non subirne le decisioni, deve proporre e proporsi, non allinearsi a prescindere e deve essere la stessa Europa a recuperare quel sogno – troppo presto fatto naufragare – di diventare grande, autonoma, padrona di sé stessa.
Milioni di cittadini sono coscienti, oggi, di dover governare un processo di cambiamento radicale e per primi i giovani, meglio di chiunque altro, comprendono che l’idea stessa di un’occidente inteso come “blocco” omogeneo, come unica meta possibile vada almeno messa in discussione.
C’è una costante osmosi, un processo di evoluzione quasi spontanea nelle moderne relazioni fra gli Stati, un processo generato dal basso, dal cuore della gente. Comprendere le affinità che legano due popoli così diversi come quello italiano e russo, per quanto affascinante, ora ci porterebbe fuori tema ma resta comunque un dato di fatto che dobbiamo tesaurizzare, non sacrificare sull’altare dei poteri forti.
La politica è nient’altro che questo, partecipazione, amore per la verità e per la normalità, capacità di intercettare, plasmandola ed istituzionalizzandole, le voci mai ascoltate, le delusioni degli individui, il significato stesso di ogni rivolta.

C’è ancora da scalare una montagna, almeno fin quando non si troverà il coraggio di archiviare la parabola politica del ‘900, perché questo è realmente un altro mondo rispetto a quello dei “due blocchi” contrapposti, i cui postumi, però, sono ancora in grado di seminare una macabra scia di sangue.

Voglio credere che la conquista della nostra indipendenza, della nostra emancipazione politica, passi attraverso la consapevolezza che la libertà di opinione non ci è dovuta ma va conquistata. Per questo ritengo indispensabile, fin dall’inizio di questo semestre di presidenza italiana, ricordare cosa sia successo e cosa sta accadendo ora in Europa attraverso alcune foto e video che dimostrano, in tutta la loro crudezza, la tragica realtà dei fatti.

Pandora TV
Giulietto Chiesa fornisce una propria analisi dell’incendio di Odessa.

RuptlyTV
Ukraine: Kramatorsk under fire from Kiev troops, six dead